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lunedì 16 maggio 2011

Donna etrusca

La donna etrusca ricopriva ruoli importanti, come rivelato dalla presenza della trasmissione del cognome materno nelle iscrizioni funerarie; poteva avere schiavi ed aveva diritto ad un nome completo ed essere titolare di attività produttive.


Nella civiltà Etrusca la condizione della donna era per certi versi privilegiata, compaiono insieme con i mariti nelle scene di banchetto comuni nell’arte funeraria, sarcofagi, rilievi e pitture. Tuttavia non bisogna dedurre l’esistenza di un matriarcato, così come alcuni studiosi avevano inizialmente ipotizzato, gli etruschi avevano soltanto concesso alle loro donne un ruolo effettivamente attivo nella gestione sociale, probabilmente per garantirsi con più facilità la conservazione del modello etrusco.

In base alle testimonianze archeologiche ed epigrafe sappiamo che in Etruria, come nelle altre civiltà antiche, i diritti politici erano riservati ai soli cittadini maschi, e il nome familiare, il nostro cognome, si trasmetteva nella maggioranza dei casi per via paterna. Mentre le donne greche della stessa epoca rimanevano recluse nel loro ambito privato, dal gineceo potevano uscire solo per partecipare a processioni o funerali, mantenevano una posizione del tutto secondaria nei confronti degli uomini, le donne etrusche, come le donne romane partecipavano ai banchetti con i loro consorti e assistevano alle gare atletiche ed agli spettacoli.

Questo fu motivo di scandalo per molti scrittori greci, che consideravano questo tipo di condotta un chiaro esempio di depravazione morale etrusca, secondo lo storico greco Teopompo, le donne etrusche non solo condividevano la mensa con i propri mariti ma anche con altri uomini presenti al banchetto, arrivando perfino ad ubriacarsi e a rivolgere le proprie attenzioni nei confronti degli ospiti molto oltre il lecito, con l’inevitabile risultato che nascevano bambini di cui si ignorava chi fosse il padre.

Plauto sostiene che le fanciulle etrusche avevano l’abitudine a prostituirsi per procurarsi la dote, sono sicuramente giudizi distorti di chi non riusciva a comprendere un comportamento diverso da quello di cui era abituato. La realtà, come sempre, è molto meno romanzata e sicuramente la morale greca aveva l’unico scopo di non mettere in crisi il proprio rigido ordinamento sociale dei generi, ovviamente Teopompo deve essere stato il precursore del gossip, tanto che fin dall’antichità veniva ritenuto la lingua più velenosa della letteratura greca e soprannominato “maledicentissimus”

martedì 29 marzo 2011

Donna: se è attraente "costa" di più

Un appuntamento galante svuota il portafogli


Avere un appuntamento con una donna attraente è senz'altro piacevole per l’occhio, ma impegnativo per il portafogli. Sì, a quanto pare, la donna consapevole del proprio fascino ha delle aspettative riguardo allo spirito cavalleresco del suo lui. In soldoni: non contribuisce al conto.
Insomma, il fatto che il suo accompagnatore si accolli le spese - che si tratti del ristorante o altro – fa parte del corteggiamento che una bella donna di aspetta. Secondo uno studio della Università di St Andrews in Scozia, il fatto che l’uomo si accolli il pagamento del conto è indicativo del suo interesse verso lei. In pratica, fa intendere che ha intenzione di proseguire il rapporto.

Secondo lo psicologo Michael Stirrat, dietro a questo atteggiamento c’è la convinzione che le persone più attraenti abbiano in sé un valore aggiunto che va, in qualche modo, pagato. È insomma una logica di mercato, se vogliamo.
Il fatto di sedere a un tavolo con una bella donna (o viceversa con un uomo attraente) fa fare, per così dire, bella figura.

Il dottor Stirrat ritiene che molte donne in realtà non pretendono che sia lui a saldare il conto, ma lo sperano e comunque lo considerano come un segnale di interesse e dell'intenzione di fissare un secondo appuntamento. Se poi anche lui è attraente, allora la speranza diventa desiderio.

Un’indagine a tale proposito, presso gli uomini, poi ha anche evidenziato che molti di loro usano segnalare questo interesse nei confronti di lei proprio in questo modo: pagando, appunto, il conto. Il rischio, almeno per lui, in questo caso è di ritrovarsi con il conto – quello in banca però - in rosso.

Il consiglio, in questo caso, è cercare di provare a capire se anche lei mostra di essere interessata. Per esempio, ci sono gesti involontari e segnali del corpo che fanno intendere se così è: lo sporgersi verso l'interlocutore quando lui parla, aggiustarsi ripetutamente i capelli, sorridere, guardare negli occhi… Al contrario, i segnali di pericolo sono le braccia conserte o incrociate (stessa cosa per le gambe), i discorsi sempre vaghi e ovviamente gli sbadigli. In tutti questi casi vale la pena di chiedersi se il conto da pagare a fine serata è un buon investimento.

sabato 26 febbraio 2011

Il profumo per l'8 marzo? Creato dalle detenute

Uno dei “nasi” più famosi del mondo, Laura Tonatto - tra i suoi affezionati clienti c’è anche la regina Elisabetta II d’Inghilterra – entra in carcere, e con la sezione femminile crea una nuova fragranza. Nella prestigiosa cornice di Palazzo Madama è stato presentato nei giorni scorsi un progetto dove la Tonatto condurrà un laboratorio con le donne detenute presso la Casa Circondariale Lorusso e Cutugno di Torino.


Nascerà dai vissuti delle donne in carcere e si chiamerà “ Profumo di fumne” (in piemontese “donne”), in occasione dell'8 marzo, Giornata Internazionale della Donna. Un lavoro in rosa che apporterà nuovi saperi e conoscenze alle donne recluse. Una sala riempita di fragranze, sul leggio dell'oratore una boccetta. “Le detenute hanno scelto le materie prime, hanno imparato come si miscelano -ha raccontato Tonatto. “Per questo lavoro ho chiesto di non conoscere il loro percorso personale. So che hanno commesso reati gravi e hanno pene lunghe, tranne una che è qui ora. È uscita, ed è la speranza per le altre”.

Le donne delle ex Vallette avranno la possibilità di conoscere i misteri di un mestiere, la tecnica della profumeria e quindi di avvicinarsi a un mondo di arte e bellezza molto semplice e istintivo, fruibile da tutti. Realizzato dall’associazione culturale Lacasadipinocchio, in collaborazione con Casa Circondariale Lorusso e Cutugno, Palazzo Madama, Palazzo Bertalazone, Liberamensa, Ferrero Gruppo Anziani, “Profumo di fumne” unirà l’esigenza di offrire nuove competenze e un modo nuovo, ottimistico e propositivo, di ricostruire il cambiamento, sperimentando nuove forme di comunicazione e genialità olfattiva, raccontano gli organizzatori.

“Perché il carcere non sia solo un posto della disperazione, ma dove invece si possa cercare un cambiamento – ha sottolineato il direttore della Casa Circondariale Lorusso e Cutugno Pietro Buffa- Sono esperienze utilissime, e questo si vede dai visi delle donne: si può cambiare nella vita, e questa è una dimostrazione”. Rose, tuberose e muschio, per un profumo ambrato, sensuale, che aiuti le detenute a riscoprire qualcosa che c'è in loro - aggiunge Tonatto - e serva come percorso di riabilitazione”. “Un profumo è qualcosa di quasi magico” conclude Monica Gallo, responsabile di Lacasadipinocchio.

“Profumo di fumne” nasce in un contesto di conoscenza, di sperimentazione, scoperta e auto apprendimento, nasce in carcere per sviluppare la capacità di osservare con gli occhi e con il naso, assaporando così l’essenza primitiva della fragranza, slegata da condizionamenti. Il profumo debutterà il 3 marzo a Palazzo Bertalazzone e dal giorno successivo sarà in vendita nei più prestigiosi negozi di Torino.