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mercoledì 25 maggio 2011

IL VINO DALL'ANTICHITA' A OGGI

il Vino. Dall'Antichità ad oggi, allestita dal 21 maggio al 5 agosto 2011 a Casalbeltrame (No) negli spazi espositivi di Materima, è una nuova mostra dedicata alla storia del vino. Per diversi aspetti si tratta però di evento assolutamente d'eccezione. Innanzitutto per l'ampiezza dell'arco temporale esaminato: in pratica dai primordi della coltura intensiva della vite ad oggi. Ma soprattutto per la rilevanza e il numero dei materiali originali riuniti per raccontare questa lunga, affascinante vicenda: 350 i reperti archeologici, in parte mai prima esposti, che abbracciano tutte le civiltà vinicole del Mediterraneo. Alle testimonianze storiche, inoltre, si uniscono le sculture contemporanee di Marino Marini e Giuliano Vangi, in un gioco di suggestioni antico-contemporaneo che non può non coinvolgere i visitatori.

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Cratere attico a colonnette a figure rosse con simposiasta (scena di banchetto).

"L'ampio nucleo dei materiali presentati - afferma Giuseppina Carlotta Cianferoni, curatore della Mostra e direttore del Museo Archeologico Nazionale di Firenze - copre un arco cronologico che va dal III millennio a.C. al XIX secolo d.C.: dalle più antiche testimonianze del Vicino Oriente alla Grecia, dall'Etruria a Roma, per finire, attraverso Medioevo e Rinascimento al periodo Risorgimentale".

La mostra si articolo in quattro grandi sezioni. Nella prima si affronta il tema della vinificazione e viticoltura, partendo dalle sue origini e concentrandosi poi sull'ideologia del simposio greco ed etrusco, con una finestra sul commercio del vino etrusco, giungendo infine alla pratica del banchetto in epoca romana; la seconda sezione riguarda il mondo del Vicino Oriente e della Grecia; la terza l'Etruria e Roma; l'ultima presenta un excursus sul Medioevo e il Rinascimento, fino a giungere al periodo Risorgimentale. A corredo di questo percorso vi sono due sale espositive in cui sono stati ricreati scenari suggestivi e sensoriali: un fondale marino con resti del carico di una nave da commercio di epoca etrusca ed una sala tricliniare di epoca romana.

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Cratere attico a colonnette a figure rosse con simposiasta (scena di banchetto).

Il cuore della mostra è rappresentato dai principali temi che costituiscono la cultura del vino e della viticoltura, intesi come produzione, tecnologia, costume e territorio. Viene trattato il tema della coltivazione della vite e della produzione del vino nel mondo antico con particolare attenzione all'Italia, evidenziando gli aspetti - storico, sociale, artistico, antropologico e culturale - del consumo della principale bevanda dell'antichità. Lo studio attento delle fonti iconografiche e letterarie offre una ricca documentazione sui vini e sul loro approvvigionamento, nonché sul banchetto e sul simposio.
Un cospicuo nucleo di materiali mostra, a volte con pitture vascolari, altre volte con lastre fittili a rilievo o piuttosto con materiali lapidei, la tradizione della produzione del vino, la vinificazione e l'ideologia del simposio legata al culto di Dioniso.

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Lastra fittile a rilievo tipo "Campana" di fine I sec. a.C. inizi I sec. d.C.

Si segnala una scena di banchetto su lastra fittile a rilievo da Murlo (VI sec. a.C.), scene di vendemmia e pigiatura dell'uva su vasi attici a figure rosse, come la grande kylix "a occhioni"a figure rosse o il cratere del pittore di Firenze, databili tra la fine del VI e la metà del V secolo a.C.. Legate ancora al banchetto si possono ammirare alcune urne etrusche in alabastro, di cui la più imponente è un'urna bisoma con coniugi a banchetto proveniente dalla tomba dei Calisna Sepu a Monteriggioni (Si). La cultura del banchetto in Etruria è grandemente testimoniata dai corredi funebri che sono stati rinvenuti e qui presenti, ad esempio, con un corredo in bronzo proveniente da San Cerbone (Populonia), un corredo in ceramica etrusco corinzia e bucchero o con un grande foculo di produzione chiusina. Una statua in marmo che rappresenta un Dioniso bambino ci conduce al tema del culto di Dioniso nella tradizione della viticoltura, della produzione e consumo del vino. La tipica ceramica della fine dell'età repubblicana ed inizio di quella imperiale, la terra sigillata italica, introduce alla tradizione del banchetto romano.

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Cratere attico a colonnette a figure rosse con scena di spremitura: Dioniso e satiri che spremono l'uva.

Nella seconda sezione vengono messi in esposizione numerosi oggetti che documentano la cultura materiale legata al vino nel modo del Vicino Oriente antico, a partire dal III millennio fino al VI sec. a.C. Un gruppo di materiale proveniente dall'Anatolia rappresenta una delle più antiche testimonianze della tradizione vascolare legata al vino. Imponenti calici micenei provenienti da Rodi ci conducono nelle mense dei grandi principi dei poemi omerici, che al pari dei loro eredi già erano legati al culto del vino e con questo brindavano per suggellare patti e alleanze, festeggiavano vittorie e celebravano riti funebri: il rogo di Ettore, come quello di Patroclo, viene spento con del vino "tutta la notte il rapido Achille dall'aureo cratere con duplice coppa prendendo il vino, lo versava al suolo, bagnava la terra chiamando l'ombra del misero Patroclo." (Iliade XXIII 218-221) "Ma quando figlia di luce brillò l'Aurora dita rosate, il popolo si raccolse intorno al rogo d'Ettore luminoso; e come convennero e furono riuniti, prima spensero il rogo con vino scintillante, tutto, la dove aveva regnato la furia del fuoco." (Iliade XXIV 788-792)

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Statua di satiro in marmo di età romana.

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Anfora (520-510 a.C.) di provenienza sconosciuta con raffigurato Dioniso con il capro tra le menadi.

La terza sezione presenta una grande quantità di materiale da banchetto, con un' abbondante varietà di forme proveniente in massima parte dalle necropoli dell'Etruria laziale e toscana. In questa sezione si presenta inoltre un nucleo di forme in vetro provenienti da Damasco, testimonianza della tradizione dei maestri vetrai damasceni. La mostra si conclude con l'esposizione di alcuni boccali medioevali e rinascimentali, per culminare con un gruppo di bottiglie e bicchieri in vetro recuperati dal relitto del Polluce, affondato nel 1841.

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Askos ad anello con decorazione dipinta (850-750 a.C.).

Il valore aggiunto dell'evento è la fusione ponderata tra queste fondamentali testimonianze del nostro passato ed alcune tra le più suggestive creazioni di due degli artisti italiani moderni più importanti: Marino Marini e Giuliano Vangi. La scelta di esporre opere di questi scultori nasce dal loro essere degli "etruschi contemporanei" che, al pari degli antichi, si sono cimentati nella scultura policroma. Anche per questo i lavori selezionati trovano respiro in questa esposizione, offrendo cesure e unioni con il mondo antico...

mercoledì 18 maggio 2011

Abiti, costumi e gioielli per scoprire la Maria Callas

Palazzo Te di Mantova ospita una mostra dedicata ad un'icona del Novecento. Il mito della 'Divina' continua ad affascinare







Da una parte l'artista, divina, amata dalle folle, idolatrata dal suo pubblico, elegante ed austera, dall'altra una donna appassionata, intensa, struggente, capace di vivere tutto di pancia e di trasformare le emozioni in note. In sintesi Maria Callas, ossia una delle icone più amate del Novecento. La Divina, come la chiamavano i suoi estimatori, ha lasciato un segno indelebile nel mondo della musica lirica, divenendone lei stessa simbolo oltre che grande interprete.


L'ARTISTA E LA DONNA - Passata per i palcoscenici di tutto il mondo, da New York, a Verona, ad Atene, a Buenos Aires, a Rio de Janeiro la Callas, al secolo Anna Maria Cecilia Sophia Kalogheròpoulos, è stata durante tutto lo scorso secolo un'icona indiscussa e una musa senza rivali in grado di affascinare con la magia della sua voce unica e con la sua vita intensa e appassionata. Quello del pubblico per la Callas è stato un amore grande, reso se possibile ancora più intenso dalle travagliate vicende sentimentali della straordinaria musicista. La sua decennale relazione costellata di violenti litigi e penose gelosie con l'armatore Aristotele Onassis infatti sin dall'inizio aveva affascinato gli appassionati di gossip, diventando uno dei più paparazzati tormentoni dell'epoca, ma la chiusura tanto inaspettata quanto dolorosa – Onassis aveva messo fine alla storia con la Callas per sposare di lì a poco Jacqueline Kennedy - aveva in qualche modo umanizzato una vera e propria divinità della musica rendendola certamente ancora più cara ai suoi sostenitori, ma segnando drammaticamente l'inizio del declino di una star senza concorrenti.

UN MITO IN MOSTRA A MANTOVA - Sarà il glamour degli anni in cui la Callas trovava ufficialmente consacrazione internazionale (memorabile fu la fortuita partecipazione ne I Puritani nel ’49), sarà per il suo timbro originale e assolutamente unico che ha colpito a cuori gli estimatori del genere di tutto il globo, sarà anche per l'innata eleganza che l'ha sempre accompagnata lungo la sua carriera sia sul palcoscenico che nei momenti di vita privata, ma ancora oggi, scavallato lo scoglio del nuovo millennio, Maria Callas continua a vivere come un simbolo di fascino che non teme confronti, una donna e un'artista che come poche altre ha saputo entrare nei cuori e nelle case della gente. Così la sua vita, tanto il lato mondano quanto quello più intimo e personale, continua raccogliere attenzione ed interesse. A Mantova Palazzo Te ospita fino al 5 giugno la mostra Maria Callas. Una Donna, una Voce, un Mito curata da Bruno Tosi, presidente dell'Associazione Culturale Maria Callas di Venezia, offrendo una panoramica sulla sfolgorante carriera di Maria Callas ma anche sulla donna appassionata e affascinante che era. I temi cardine della sua vita, la lirica, il cinema, l'amore ma anche l'amicizia, trovano nuova voce attraverso l'esposizione di oltre un centinaio di oggetti, tra fotografie, costumi di scena, abiti - firmati dai più grandi divi della moda, come Yves Saint Laurent, Lanvin e Christian Dior o anche da Biki, la sarta milanese che ne curava l'immagine - e gioielli, e offrono allo spettatore uno scorcio sulla vita di uno dei personaggi chiave del mondo della cultura e dell'arte del Novecento.

lunedì 21 febbraio 2011

Lugano, Nippon a tutto tondo

NIPPON Tra mito e realta`: arte e cultura dal Paese del Sol Levante
LUGANO 23 ottobre 2010 - 27 febbraio 2011

Ancora pochi giorni per visitare, a Lugano, la mastra che ospita numerose iniziative dedicate alla cultura del Sol Levante, in un affascinante percorso che va dalle espressioni artistiche più contemporanee fino alle origini dell’arte e delle antiche tradizioni giapponesi.

Un percorso cronologico riunisce l’intera città, con l’utilizzo delle diverse sedi espositive, legate tra di loro dal progetto comune del LAC. Attraversando la città il visitatore di Nippon scopre la ricchezza e la densità dei luoghi che Lugano dedica alla promozione della cultura. Non solo esposizioni ma anche iniziative a sorpresa che tramutano i luoghi principali della città in una piccola Tokyo sul lago.

giovedì 17 febbraio 2011

Arcimboldo torna a Milano

Una esposizione di altissima qualità

E' stata inaugurata giovedì 10 febbraio e rimarrà aperta fino al 22/05/2011, la mostra “Arcimboldo” a Palazzo Reale , esposizione voluta e realizzata dal Comune di Milano, prodotta da Palazzo Reale e Skira editore, in collaborazione con la Soprintendenza per i Beni Storici Artistici ed Etnoantropologici di Milano, la Soprintendenza Speciale per il Polo Museale della città di Firenze - Gabinetto Disegni e Stampe degli Uffizi e il Kunsthistorisches Museum di Vienna, con il sostegno di Cariparma Crédit Agricole e il supporto media del Corriere della Sera, posta sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica Italiana.

Oltre trecento opere ripercorrono il percorso artistico di questo straordinario artista, e restituiscono l’atmosfera culturale della Milano cinquecentesca.

L'esposizione sicuramente più completa mai realizzata su Arcimboldo, con un ottimo allestimento e una professionalità espressa dalla notevole competenza di Sylvia Ferino, già curatrice di quella viennese, e dal lavoro svolto dai suoi esperti per le varie sezioni. Una mostra che sicuramente passerà nel novero di quelle più importanti finora realizzate da Palazzo Reale. Ribadisce la centralità culturale della città che giustamente anche il NewYork Times colloca al quinto posto fra le 48 mete mondiali da visitare per la cultura. Ripropone il focus su Milano, allora Caput Mundi, per la scienza e la cultura in quello straordinario periodo storico tra Leonardo e Caravaggio, e riporta alla memoria quei fasti e le eccellenze dei manufatti che vi venivano realizzati.

Dopo Parigi e Vienna la National Gallery of Art di Washington, per il festeggiamento del centocinquantesimo dell'Unità d'Italia, aveva inaugurato il 15 settembre 2010 “Arcimboldo, 1526-1593: Natura e Fantasia”, con un nucleo di opere, presenti in quella che oggi si può ammirare a Milano.

mercoledì 9 febbraio 2011

Botticelli, collezioni lombarde


Il Poldi Pezzoli per il centenario

In occasione dei 500 anni dalla morte di Sandro Botticelli, la mostra Botticelli nelle collezioni lombarde, in programma al Museo Poldi Pezzoli dal 12 novembre 2010 al 28 febbraio 2011, riunisce per la prima volta le opere di uno dei più grandi maestri del Rinascimento italiano conservate nelle collezioni pubbliche lombarde.Mostra realizzata con il sostegno di Gruppo Ubi Banca e Regione Lombardia-Cultura. Sembra incredibile ma solo il Poldi Pezzoli è l'unico a celebrare la ricorrenza. Il Poldi Pezzoli possiede ben tre opere dell’artista: due dipinti, acquisiti da Gian Giacomo Poldi Pezzoli, la Madonna del Libro e il Compianto sul Cristo morto, e un ricamo eseguito su disegno dell’artista per un cappuccio di piviale della fine del XV secolo, ricamato in seta e oro, su cartone di Botticelli, con l’"Incoronazione della Vergine". Accanto a queste, sono presentati il Ritratto di Giuliano de’ Medici, la Storia di Virginia e il Cristo dolente in atto di benedire provenienti dalla Pinacoteca dell’ Accademia Carrara di Bergamo e due disegni conservati alla Biblioteca Ambrosiana, appartenenti al Codice Resta.